CONFERENZE IN BIBLIOTECA – 3 Ottobre 2007
Il segno delle parole: storia dell’alfabeto
Prof. Davide astori – Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere – Università degli Studi di Parma
INTRODUZIONE
Lingua e scrittura sono due concetti estremamente diversi. Esempio di questo fatto è la situazione turca degli anni ’20. Il capo di stato anatolico nel 1923 decise di elaborare un alfabeto fittizio, senza storia che fosse il più possibile perfetto (cioè con una corrispondenza ideale tra suono e segno) e che venisse appreso da lì a un anno; nella lingua (che rimase sempre ugro-finnica) non cambiò nulla, mutò solamente il modo di scriverla. La Turchia, a differenza da molti paesi musulmani, che utilizzano nelle funzioni l’arabo, prevede nei riti religiosi l’utilizzo della lingua nazionale.
Inoltre, a supporto di questa tesi, ci ha recato l’esempio dell’Ex-Jugoslavia, stato in cui fra i tanti dialetti c’erano due lingue principali: il croato e il serbo. Queste due lingue utilizzano due scritture (più propriamente due alfabeti) diversi: la prima, quella latina della Chiesa di Roma, la seconda, quella cirillica del mondo cristiano ortodosso. Dal momento dello scioglimento di questa nazione, nessuna comprava più i dizionari di serbo-croato che vennero ritirati e sostituiti con due differenti, uno serbo/cirillico e uno croato/latino. Le due lingue sono le stesse, ma si esprimono con caratteri differenti. Dai linguisti fu elaborato un alfabeto fittizio costituito da circa 300 caratteri corrispondenti a tutti suoni emettibili dall’apparato fonatorio umano (e quindi perfetto) che permette di traslitterare tutte le lingue del mondo. Così ciascuna lingua si può esprimere oltre che nel loro, anche in questo alfabeto posticcio.
LA NASCITA DELLA SCRITTURA
Certi racconti del patrimonio mitologico di civiltà antiche presuppongono che nella prima era, quella dell’oro, l’unico elemento di comunicazione fosse la scrittura e che pian piano questa idilliaca situazione iniziale sia andata consumandosi e peggiorando.
In realtà, questa leggenda non ha nessun fondamento scientifico. La lingua comparve inizialmente sotto il piano dell’oralità, poi è emerso un bisogno, una necessità: la lingua doveva superare l’ostacolo della dimensione spazio-temporale. Infatti la differenza sostanziale tra tradizione orale e scritta è che la prima è momentanea, e per questa non durevole, la seconda, al contrario, resiste col passare degli anni. Spesso quindi siamo portati a elogiare la scrittura a svantaggio dell’oralità; se riflettiamo bene, però, come dicevano gli antichi filosofi (Platone), la scrittura uccide la memoria e questa è una grossa perdita per la società moderna. Essa permette di vedere il mondo sotto ottiche mutevoli; oggi demandiamo alla scrittura quello che era destinato alla lingua parlata e quindi al ricordo.
La nascita della scrittura è legata a un fatto molto pratico: con lo sviluppo di agricoltura e allevamento, nelle stalle e nei magazzini c’era l’esigenza di contare le quantità di prodotto, per questioni di gestione, affari e rischi di furto.
Quando Pisistrato fa mettere per iscritto gli epe omerici, la scrittura è utilizzato per un fine più alto ma questo avvenne molti, molti secoli dopo la nascita di questa (che si colloca convenzionalmente attorno al 3000 a.C.).
L’evoluzione della scrittura si base su 4 (o 5) fasi:
- disegni: questa è la fase labile. Infatti, i dipinti rupestri erano o non erano una lingua? Per saperlo dovremmo chiedere a coloro che la utilizzavano se e in che modo li leggessero: se tutti ci rispondessero in una maniera standard e inconfutabile, questi allora costituiscono un sistema lingua. I dipinti preistorici costituiscono una sorta di protoscrittura sebbene manchi la consapevolezza di cosa fosse veramente.
- pittogrammi: dal greco, dipingo + scrivo; la progressiva stilizzazione dei disegni portò alla formazione di un sistema di segni, ciascuno rappresentante un oggetto concreto.
- ideogrammi: gli ideogrammi nascono dal tentativo di rendere scritto un nome astratto, per i quali serve una metafora, un’ulteriore astrazione.
- sistema sillabico
- sistema alfabetico
L’alfabeto è molto più pratico, veloce, meno faticoso, rispetto al sistema di ideogrammi.
Nelle scuole cinesi, in particolari quelle inferiori, dove s’insegna una lingua di ideogrammi, si devono trasmettere migliaia di segni senza però la possibilità, data la giovane età degli apprendisti, di spiegare qual sia l’etimologia dei segni e ad esempio cosa siano i determinativi…, diventando veramente faticosa per l’aspetto della memorizzazione. Mao Tse Tung per modernizzare lo stato cinese aveva proposto di inserire una alfabeto latino perché il cinese aveva numerosi svantaggi: la complessità dell’apprendimento, delle strutture, degli ideogrammi tonali…
L’alfabeto nasce per un’esigenza materiale: quella di esprimere i nomi propri. Per questo si necessitava non solo di un’astrazione grafica, ma anche di suoni. Così progressivamente tra tutti gli ideo/pittogrammi ne vennero scelti alcuni che venivano letti con il proprio suono iniziale. Ad esempio:
se fosse esistito un pittogramma di nome “afil” che si scrivesse *, esso sarebbe stato usato alfabeticamente per identificare il suono “a”. L’alfabeto sillabico è la fase leggermente precedente a questa , in cui un ideogramma non esprime un nico suono ma una sillaba.
Il giapponese è un sistema misto di ideogrammi cinesi e sistema sillabico, il quale viene usato per indicare particelle e contenuti sintattico-grammaticali. Il coreano, come il giapponese, è anch’esso composto da ideogrammi e alfabeto, i cui segni grafici sono la semplificazione dell’articolazione fonatoria impiegata per produrre quel suono (es.: “n” una lingua alzata…).
LA SCRITTURA NELLA SOCIETÀ
Da sempre chi sapeva scrivere, deteneva il potere e chi aveva le possibilità di imparare, aveva in potenziale accesso nella vita politica e non solo. La storia è stata fatta perlopiù da chi l’ha scritta e non da chi l’ha fatta. Le competenze in questo campo permettevano una certa vicinanza con la divinità; infatti la parola era il “segno di Dio”.